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L’umanità nella Carver Country americana. Tutta gente per bene

Raymond-Carver

Inutile cercare certezze nei racconti di Raymond Carver, lì certezze non ne troverete mai ma, di sicuro, tanta verità. Quella riconoscibile.

Dice di se stesso “sono contrario a tutti i trucchi che richiamano l’attenzione, mostrando lo sforzo dello scrittore di risultare ingegnoso…” E i suoi scritti, oltre al contenuto, all’intreccio come si dice, sono precisione e oggettività .Non chiamateli “minimalisti” perché è un aggettivo che rifiutava riguardo alla sua opera.




Basta leggere “Cattedrale” per capirne il perché :da una storia che molti lettori disattenti o poco inclini alla riflessione giudicherebbero insulsa, se ne ricava, al contrario un esempio di grande letteratura: ci mostra cioè quello che una argomentazione dovrebbe spiegare, in questo caso, che il pregiudizio nei confronti del diverso (un cieco) ci impedisce di trovare in noi stessi prerogative che non pensiamo di possedere. E lì, proprio in quel racconto, salta lampante alla mente, con piccoli tocchi, semplici particolari, nulla di retorico.

La sua è una vita che nasce povera nell’Oregon che lasciò con la famiglia a soli tre anni..Il padre operaio in una segheria, la madre cameriera. Per buona parte della sua esistenza  fu tormentato dalla mancanza di mezzi e del necessario per il sostentamento della sua famiglia nata fin troppo presto. A soli diciotto anni si sposa con un figlio già in arrivo cui ne seguirà presto un secondo.

E lui voleva scrivere e lo faceva nei ritagli di tempo, facendo lavori di ogni tipo. Nelle sue interviste è frequente trovare riferimenti al poco danaro che il lavoro dello scrittore produce “…la maggior parte degli scrittori seri sono costretti a fare un altro mestiere per guadagnarsi da vivere (magari) fare il taglialegna per sei mesi l’anno per passare il resto del tempo a scrivere”

Arresti e alcoolismo costellarono parecchi dei suoi anni della sua vita, ma il successo, per fortuna lo raggiunse ancora in vita (Carver è morto a soli cinquanta anni), superati i quali cominciò ad insegnare e a liberarsi, come lui stesso dice da problemi come l’affitto da pagare e il dignitoso mantenimento dei figli.




E’ il maestro assoluto delle short stories i cui protagonisti indiscussi sono i momenti insignificanti della vita di ciascuno;temi variegati nessuno altisonante ma tanto umani da essere universali e universalmente riconoscibili. Una empatia che nasce, a volte, da una scrittura obliqua, da un’immagine raccontata che ricorda i quadri di Hopper da personaggi dallo stesso autore così definiti :

“Fino a che non ho cominciato a leggere le recensioni dei miei libri,che mi elogiavano,non mi ero mai reso conto che i personaggi di cui scrivevo se la passassero tanto male. Capite cosa intendo?La cameriera, l’autista dell’autobus, il portiere d’albergo. Dio santo, il nostro paese è pieno di gente così. E’ gente per bene. Gente che fa del suo meglio… sono la mia gente (i meno fortunati ndr), sono i miei parenti, la gente in mezzo a cui sono nato e cresciuto”

Carver era nato, e ha sempre vissuto, in un ambiente lontano dall’America scintillante, quella che alberga nell’immaginario di molti di noi, quella dei film patinati,delle grandi auto scoperte… diverso il suo mondo  che dopo di lui è stato definito il “Carver Country”, un paese dove le bollette non vengono mai pagate, dove le coppie litigano, cercando di tirare a campare, i mariti bevono e le donne si disperano”
Carver  è stato il primo a mettere in scena quest’America qui, e la mancanza di speranza della gente che la abita. Ma lui stesso, è stato membro onorario di questa umanità invisibile: per sopravvivere a tutto questo il giovane Raymond si chiudeva in garage per cercare di mettere in fila delle storie ben congegnate. Mandava queste cose, poesie e racconti, a delle riviste, con poca speranza e grande emozione.

La scoperta della narrativa di Carver segnò uno spartiacque per molti autori, molti lo giudicarono deprimente…

Convintamente sostengo che un vero lettore non dovrebbe privarsi di un viaggio nella “Carver country”

Donatella Longo

(*Fonte consultata per i virgolettati “Niente trucchi da quattro soldi” R. Carver  ed Minimum fax)