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Le sei mosse del pettirosso di Aldo Vetere

Le sei mosse del pettirosso

Comincerò dal giudizio conclusivo: piacevolissimo. Così infatti ritengo sia l’ultimo romanzo di Aldo Vetere “Le sei mosse del pettirosso”, un racconto avvincente che ci immerge nell’epoca storica del Regno delle due Sicilie e ci conduce attraverso le vie della sua capitale, Napoli, per seguire le avventurose peripezie dei personaggi. Non sfugge al lettore l’accurata ricerca storica che è alla base dell’opera, ricerca che ha permesso di costruire uno scenario credibile e veritiero che facesse da sfondo alla vicenda.




Siamo dunque di fronte ad un romanzo che concilia equilibratamente storia e avventura, realtà e finzione, che è erede di Dumas e sia pure in piccola parte anche di Scott, pur mantenendo integra la sua originalità.
È in questa cornice che si svolge la vicenda che vede protagonista “Lu pittirussu”, l’ergastolano di nome Arcangelo Barbacane, evaso dal penitenziario di Santa Caterina, nel regno di Sicilia, con l’aiuto di Tano Santoanastasi, l’uomo più rispettato di Favignana, deciso a servirsi di lui per portare a compimento una vendetta personale e il furto clamoroso delle ampolle contenenti il sangue di San Gennaro e della teca con il suo prezioso tesoro.




Tra travestimenti e intrighi, Barbacane si introduce nei palazzi dell’aristocrazia napoletana, compie omicidi efferati, si impossessa delle chiavi d’oro necessarie per accedere al tesoro di San Gennaro. È l’eterna lotta tra il bene e il male, tra la legalità e la illegalità, dove tuttavia è arduo ristabilire quella giustizia trascurata e negletta dalle istituzioni. E dunque Barbacane diviene talora una sorta di Conte di Montecristo, che attira le simpatie del lettore. È Napoli sempre al centro della narrazione, la Napoli borbonica in cui gli umili, ancora privi di una vera coscienza di classe, vivono la loro condizione come uno stato di normalità, senza dunque essere mossi da un odio per l’aristocrazia che ad essi rivolge il suo occhio paternalistico.
Per compiere la sua missione, dunque, Barbacane assume ruoli diversi, e per seguire le sue mosse, anche gli altri personaggi si muovono con cautela. È l’occasione per approfondire la conoscenza di una città ricca di storia, di arte, di tradizioni popolari. Non è un caso che venga citata la Locanda del Cerriglio, veramente esistita, e tuttora in attività, così come si fa riferimento a diverse opere d’arte, tra le quali lo stupendo Cristo Velato di San Martino.




Né poteva mancare, nella migliore tradizione del romanzo storico e d’avventura, l’inserimento di storie secondarie, che fungono da romanzi nel romanzo e servono a meglio delineare i personaggi principali. Ne è un esempio la vicenda di Alfio e Aurora, che permette di approfondire la personalità di Tano.
Se definire romanzo storico e d’avventura “Le sei mosse del pettirosso” è certamente corretto, non si può tuttavia ignorare quella componente di mistero che circonda azione e personaggi, che potrebbe indurre a considerare l’opera come un giallo. Ciò è tuttavia assai riduttivo, perché qui siamo di fronte a un romanzo che rivela uno studio approfondito della storia del Regno delle due Sicilie e della letteratura del XIX secolo.

Anna Maria Balzano