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La doppia vita dei numeri di Erri de Luca

La doppia vita dei numeri di Erri de Luca

Con il suo libro “La doppia vita dei numeri“ (Feltrinelli, 2012), lo scrittore ritorna a una storia in tre atti. Nell’introduzione, in cui dà ampio spazio al concetto di teatralità che vive proprio per le strade e i vicoli di Napoli, De Luca stesso confessa che il libro si riallaccia ai ricordi familiari, alle sere di capodanno trascorse in famiglia, quando c’erano tutti e insieme si giocava a tombola. E proprio la tombola riunirà un fratello schivo e una sorella custode dell’anima della famiglia nel capodanno napoletano che irrompe con i suoi suoni da una finestra aperta.




Nulla si può raccontare della seppur minima trama per non togliere la sorpresa di un particolare non di poco conto ma, immaginare che si possa richiamare la presenza di chi non c’è più attraverso un rituale familiare, mutuato da chi ha la capacità di credere che possa succedere, è indiscutibilmente una suggestione molto forte e commovente. Uno schiaffo ad un certo scetticismo intellettualista che nasconde, neanche tanto celatamente, la paura del dolore. Un recupero di credibilità per ciò che viene liquidato come superstizione e rimuove, al contrario, un’anima che coglie istanze, umori, affetti anche lontani dalla realtà.




Dopo Eduardo difficile esaltare l’aspetto teatrale, la riflessione che scaturisce dal contenuto, però è sicuramente bella anche nell’indulgenza affettuosa su quegli aspetti più spiccatamente tipici di una cultura napoletana.

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