La doppia vita dei numeri di Erri de Luca
La doppia vita dei numeri di Erri de Luca
12 maggio 2017
l'amante di marguerite duras
L’amante di Marguerite Duras
2 giugno 2017

Io non ho paura di Niccolò Ammaniti

io non ho paura di Niccolò Ammaniti

Note di lettura per chi ha amato e letto il libro di Niccolò Ammaniti “Io non ho paura”

Il tema centrale del libro sembra accordarsi su due elementi fondamentali: la crudeltà, l’assenza di pietà del mondo che circonda Michele e il suo coraggio.

Se assumiamo tali elementi come metafore dovremmo dedurne due letture possibili: il mondo è orrido ed è tale anche in uno sperduto borgo assolato e assediato dall’assenza di quasi tutto. Chi per esclusivo dono di natura – perché l’età del protagonista esclude ogni altra interpretazione -”nasce”diverso, ha quasi il dovere di ascoltare le proprie emozioni, trovare il coraggio (ma, si badi bene, Michele il coraggio non lo deve trovare: ce l’ha e basta) di opporsi all’orrida realtà, non cercare sostegno in chi ama e da cui per legge naturale dovrebbe sentirsi tutelato e protetto, riconoscere, anzi in quelle figure i mostri veri che lo assediano e seguire il percorso che gli indica UN’ANIMA MIRACOLOSAMENTE INCONTAMINATA: LA SUA

Mi sono chiesta perché l’autore abbia scelto un’età così verde per Michele, per rappresentare in lui l’immagine della purezza? No, perché i suoi compagni e coetanei sono già marci e allineati, promettono bene,  come si dice, forse la sua età costituisce il limite che gli permette di agire senza tanto riflettere, l’incoscienza di una vita ancora impubere, gli consente di riconoscere il MALE e il BENE così come vengono descritti nelle fiabe.

Egli passa automaticamente dai mostri che agitano le tenebre delle stanze dei bambini di notte, alla personificazione degli stessi non solo nel suo borgo, nella sua vita di tutti i giorni, ma nella sua stessa casa, li riconosce senza doverci star su a pensare come farebbe  un ragazzo forse un po’ più grande di lui, come un animaletto fiuta il pericolo, lo affronta e  fa quello che uno spirito totalmente libero  sente come dovere morale, ancestrale, connaturato

E’ puro istinto, di quelli buoni, fatto di empatia e pietas.

Michele è la speranza di un futuro migliore, Michele che non vuole, in fondo, fare le flessioni, che non ama i rapporti di forza e non lo sa, trova la sua strada nella solidarietà e nella empatia nel riconoscere nella disperazione dell’altro speculare a sé stesso,il bene che neanche sua madre sa insegnargli.

La madre, già. A mio vedere è il personaggio peggiore del racconto che spazza via tanta retorica sull’istintuale spirito materno delle donne, la mostruosità declinata con la vigliaccheria ricorda quella di tante  che vedono e tacciono per compiacere i propri uomini: l’essere madre santifica la figura femminile come l’icona della vergine ma la mancanza di indignazione di questa donna che malgrado sappia, tace e permette è semplicemente raccapricciante e rappresenta bene un affresco dei nostri tempi, nella competitività di tante madri scaricata addosso ai propri figli a scapito di altri bambini, nel desiderare “solo il bene dei propri figli” e del resto chi se ne frega…

E’ davvero quel luogo sperduto la metafora del nostro mondo?

A me sembra di sì anche se gli accenti sono esasperati, se la solitudine di Michele è forse troppo assoluta,anche se ricorda tanto la mancanza di comunicazione di cui i piccoli soffrono inconsapevolmente, nelle proprie famiglie

E non c’è nulla che i genitori possano insegnare ai propri figli se il coraggio di costruire loro stessi in un altro modo devono trovarlo da soli, in un’occasione come quella capitata a Michele, o in tante piccole circostanze quotidiane.

 

Donatella longo

Potrebbero interessarti: